Dove sono finiti i criminali di New York?

warriorsIeri lo scrittore Paul Auster, intervistato da Repubblica sul nuovo sindaco di New York Bill De Blasio, ha detto che non sono stati i metodi polizieschi dell’amministrazione Giuliani a far calare il crimine a New York negli anni novanta, ma la legalizzazione dell’aborto fatta vent’anni prima. “Molti figli non voluti” dice Auster “non sono diventati delinquenti”. La tesi è terrificante. Auster sostiene, in pratica, che l’aborto legale ha evitato la nascita dei futuri criminali di domani ed è stata questa, non la Tolleranza Zero di Rudolph Giuliani, una delle cause più importanti del calo della criminalità a New York City.

Qualunque sia la vostra sensibilità sul tema dell’aborto, l’idea che questo possa servire da misura preventiva contro il crimine – una specie di soppressione preventiva dei futuri delinquenti – è inquietante. La tesi di Auster, però, non viene dal nulla, ma è stata argomentata in dettaglio, con dati e numeri, dall’economista Steven Levitt e portata all’attenzione del grande pubblico nel bestseller che Levitt ha scritto assieme al giornalista Stephen Dubner, Freakonomics.

I fatti sono questi. Alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, il crimine negli USA aveva raggiunto un picco, dopo essere cresciuto dell’80% nei precedenti 15 anni. Il calo enorme e repentino che si verificò all’inizio degli anni ’90 prese tutti di sorpresa, visto che la maggioranza degli esperti andava vaticinando l’apocalisse prossima ventura. Il crimine, invece, crollò ai livelli degli anni ’50. Perché? Levitt fa una statistica delle cause più citate nei giornali per spiegare il fenomeno. La prima è, come noto, il cambiamento nei metodi di polizia.

La novità porta i nomi di Bill Bratton, capo della polizia di New York, e di Rudolph Giuliani, sindaco di New York City che scelse di nominare Bratton e approvò l’applicazione della nuova teoria delle broken windows, le finestre rotte: perseguire le violazioni più piccole per evitare che diventino violazioni gravi.

Levitt prende in considerazione anche altri fattori solitamente associati al calo del crimine (età media della popolazione, ciclo economico positivo, restrizioni al porto d’armi) e dimostra che non possono aver avuto nessun effetto su questo fenomeno. Mostra, invece, come tre probabili cause, tra quelle più citate nei giornali, siano state l’aumento del numero di poliziotti, il maggior tasso di condanne a pene detentive e il crollo dei prezzi di cocaina e crack.

I metodi polizieschi di Bratton & Giuliani, invece, non spiegano secondo Levitt il crollo dei reati. Innanzitutto, quando Giuliani divenne sindaco e nominò Bratton capo della polizia (1994) i reati a NY erano già in forte calo e i reati violenti e contro la proprietà erano già calati del 20%. In secondo luogo, oltre ai nuovi metodi ci fu un aumento del 45% del numero dei poliziotti, la maggior parte dei quali assunti dal vituperato sindaco Dinkins alla fine del suo mandato. Questo fu sicuramente un fattore rilevante. Terzo, il numero dei reati è crollato dappertutto in USA, non solo dove sono state sperimentate nuove tecniche poliziesche. A Los Angeles, ad esempio, famosa per la inefficienza della sua polizia locale, c’è stata una diminuzione dei reati a tassi pari a quelli di New York, al netto dell’effetto prodotto dalle assunzioni di nuovi poliziotti.

Ed eccoci alla parte inquietante della ricerca. Secondo Levitt, una delle maggiori cause del calo del crimine non è mai citata dai media: la legalizzazione dell’aborto, avvenuta in alcuni Stati negli anni ’60 e generalizzata a tutti gli USA con la celebre sentenza della Corte Suprema nel caso Roe contro Wade, nel 1972. Già nel primo anno dopo Roe contro Wade ci furono 750.000 aborti. Nel 1980 il numero di aborti era diventato 1.600.000, circa 1 aborto ogni 2,2 bambini nati. Levitt cita dati statistici che mostrano come un’infanzia vissuta in povertà e con un solo genitore minorenne (cioè i casi in cui gli aborti sono molto più frequenti, secondo le statistiche) siano due fattori che, combinati, moltiplicano le probabilità di diventare un criminale negli anni dell’adolescenza. E gli anni ’90, nota Levitt, sono proprio il decennio in cui i bambini non nati degli anni successivi a Roe contro Wade sarebbero diventati adolescenti e, una parte di loro, delinquenti.

La tesi è corroborata da altri dati. Ad esempio, negli Stati in cui l’aborto è stato legalizzato prima, i reati cominciano a diminuire prima. Inoltre, negli Stati con più aborti, il calo dei reati è maggiore.

La tesi di Levitt suscita repulsione, anche dopo averla ponderata razionalmente. Lui è così che prova spiegarne il senso (traduzione mia):

Il collegamento tra aborto e tasso di criminalità ci dice questo: quando lo Stato dà a una donna l’opportunità di decidere autonomamente se abortire o meno, lei in genere se la cava molto bene nel valutare se è in grado di tirar su bene il bambino. Se decide che non può farcela, spesso sceglie l’aborto.

Si spera che mai nessuno si convinca di poter trarre altre conclusioni da questi numeri.

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One thought on “Dove sono finiti i criminali di New York?

  1. L’aborto responsabile e il diritto di tutela alla vita | Tricerabottom

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