Una libbra di carne per uscire dalla crisi

shylockSilvio Berlusconi, nel lungo discorso di sabato in cui ha annunciato la rinascita di Forza Italia e la separazione da Alfano, ha insistito su un suo vecchio motivo: l’austerity è colpa del tedeschi ed è sbagliata. Beppe Grillo vorrebbe che l’Italia procedesse a una ristrutturazione del debito (cioè che ripagasse solo una parte dei suoi debiti). E Matteo Renzi, nella sua mozione per diventare segretario del PD, vorrebbe “superare l’austerity” e allentare i vincoli europei sui conti italiani.

I tre leader politici che si contendono il grosso degli elettori italiani ammiccano tutti, sebbene con toni e sfumature molto diversi, al sentimento popolare di fastidio verso il rigore tedesco e europeo. Che fare quindi del debito italiano? E’ giusto spendere quando si è parecchio indebitati? E’ giusto ripudiare il debito pubblico, in tutto o in parte, se onorarlo richiede troppa sofferenza per i cittadini?

Il debito – ciò che è dovuto – è il cardine del diritto civile. I patti vanno rispettati, dice il motto, e se si assume un impegno verso qualcuno (un’obbligazione, un debito) la legge vuole che il debitore adempia. Quest’idea è così profondamente radicata nella cultura che l’eventuale inadempimento (il famoso default, con termine inglese) si colora di un significato morale: venir meno ai patti è disonorevole. Del resto bondche in inglese si riferisce ai titoli di debito emessi dalle società private e dallo stato, significa prima ancora “legame“. Noah Webster, autore del primo dizionario americano di lingua inglese, lo definiva “any thing that binds“, qualcosa che unisce, che lega. Il debito è quindi un legame: ciò che vincola le parti di un contratto, certo, ma più in generale ciò che lega assieme i membri della società.

Ci sono casi, però, in cui pretendere che si rispetti alla lettera un obbligo contrattuale potrebbe sembrare contrario al normale senso di umanità. E’ giusto che per pagare gli interessi sul debito pubblico si taglino pensioni e sanità? E’ giusto che si soffra – magari con effetti ulteriormente dannosi per la crescita, in una spirale negativa – per soddisfare una malintesa lettura morale di una questione puramente pratica ed economica?

Il problema, prima ancora di finire sulle pagine dei quotidiani finanziari di questi anni, fu dibattuto in un celebre processo letterario. Nel quarto atto de Il mercante di Venezia, il Doge è chiamato a giudicare su un contratto particolarmente crudele ma valido secondo le leggi vigenti. Shylock aveva prestato tremila ducati a Bassanio, e Antonio (amico di Bassanio) aveva dato in garanzia a Shylock (bond, appunto, nella lingua di Shakespeare) una libbra di carne. Se Bassanio non avesse pagato il suo debito, Shylock avrebbe potuto tagliare una libbra della carne di Antonio. Quando Shylock aveva fatto ai due questa proposta, Bassanio era inorridito, ma Antonio si era detto sicuro della sua capacità di poter ripagare il debito e aveva accettato il patto. Adesso gli affari di Antonio sono andati in rovina e Shylock esige il suo bond: vuole una libbra di carne di Antonio, tagliata “più vicino al cuore”.

Il patto è regolare, Shylock può esigere la sua garanzia, eppure il Tribunale esita a riconoscerlo perché l’effetto sarebbe la morte di Antonio senza che il creditore Shylock ne tragga alcun beneficio, visto che una libbra di carne umana “vale anche meno di una libbra di carne di capra”. L’argomento usato da Shylock è quello del rispetto dei contratti e della legge: “Se mi negate questo, vergogna sulle vostre leggi! I decreti di Venezia non avranno più alcun valore”. L’argomento usato dagli altri è quello della pietà, del perdono, dell’eccezione umanitaria (nell’opera la contrapposizione ha anche un valore religioso in quanto Shylock è ebreo, gli altri cristiani: nonostante certe acrobazie critiche, il testo di Shakespeare resta antisemita). La crudeltà di quel patto suona assurda a tutti, eppure è stato scritto così ed è stato liberamente accettato da Antonio. E’ un debito e va ripagato. E’ stato Antonio a sprecare soldi a debito (in un’occasione Shylock parla con disdegno di waste his borrowed purse, che si potrebbe tradurre con “fare sprechi con un portafogli preso in prestito”: l’accusa tipica dei fan del rigore). Cosa ne verrà di utile a Shylock? Nulla, perché il suo debitore morirà.

Shakespeare trova la soluzione tecnica al dilemma non tanto nella misericordia cristiana, ma nello stesso formalismo legale che Shylock invoca per esigere il suo debito di sangue. Secondo il giudice Balthasar (la bella Porzia travestita, in realtà), il contratto dà a Shylock il diritto di prendere una libbra di carne di Antonio, né più né meno: non gli dà quindi il diritto di versare anche una sola goccia di sangue del suo debitore e uno straniero che versa il sangue di un veneziano commette un reato punito con la morte. Shylock, quindi, rinuncia alla sua garanzia.

I protagonisti de Il mercante di Venezia svincolano dal rigorismo letale senza rinnegare il contratto né le leggi, ma usandole al meglio. Sembra il trionfo del cavillo, certo, ma in realtà è una metafora che rispecchia il senso profondo del rapporto tra debitori e creditori. Un detto americano dice: “Se devi centomila dollari alla banca, sei di proprietà della banca. Se devi cento milioni di dollari alla banca, sei proprietario della banca”. Il creditore non ha nessun interesse razionale a dissanguare il debitore, perché morirebbe a sua volta. La forma del contratto non deve offuscarne la sostanza economica: l’unica via d’uscita da un patto letale è salvaguardare il benessere di entrambi.

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One thought on “Una libbra di carne per uscire dalla crisi

  1. In tutta la vicenda bisognerebbe ricordare che paghiamo un’ottantina di miliardi annui di interessi. I 2000 miliardi di debito equivalgono a 25 anni di interessi, escludendo fenomeni di anatocismo.

    E’ probabile che gli italiani abbiano già ripagato più volte i propri debiti, ed è altrettanto probabile che insistano a farlo ancora. Intrigante il fatto che alla fine del processo, dopo essersi svenati ben bene, siano ancora rei del proprio debito in perenne ascesa. E’ un gioco che era stato concepito nell’era delle risorse gratuite, oggi non può più funzionare in alcun modo.

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