Chi decide come spendere i soldi pubblici?

TammanyHallLa questione del finanziamento pubblico dei partiti è tra le più spinose. E l’Italia ne discute da sempre, condizionata di volta in volta dal momento storico. Oggi, dopo una sfilza di vergogne e di abusi, l’opinione pubblica esasperata preme perchè i partiti smettano di usare (e quindi di abusare) del denaro che viene dai cittadini. E il Governo Letta, forse pungolato dal neoeletto segretario del PD Matteo Renzi, ha appena approvato un decreto legge che ridisegna il finanziamento dei partiti.

La questione, dicevamo, è spinosa. E la soluzione scelta dal Governo può essere discussa sotto vari aspetti: di forma (un decreto legge che riguarda il denaro dei partiti politici) e di sostanza (è meglio per la democrazia che i partiti siano finanziati soprattutto da privati? i limiti posti dal decreto sono troppo bassi o troppo alti? i tempi perchè la riforma vada a regime sono troppo stretti o troppo larghi?).

C’è un punto però su cui, a prescindere da come la si pensi sull’intera questione, le idee che si sentono in giro sono un po’ confuse.

Il decreto prevede che ognuno possa destinare il 2 per mille delle proprie imposte sul reddito al partito preferito. Se non si sceglie un partito a cui dare il 2×1000, allora quei soldi – quelle tasse – restano allo Stato. Questo specifico aspetto è stato sottolineato da Letta esplicitamente, anche perchè in passato si era proposto che l’inoptato (cioè il 2×1000 non destinato a nessun partito) fosse diviso tra i vari partiti secondo certi criteri. Letta spiega con orgoglio che non è così, che il meccanismo “non frega i cittadini” perchè il 2×1000 che non viene destinato ai partiti rimane allo Stato. C’è un altro meccanismo che invece, seguendo il ragionamento di Letta, fregherebbe i cittadini. L’8×1000 dato alle confessioni religiose. In quel caso, se il cittadino non sceglie tra le varie chiese, il suo 8×1000 viene distribuito sulla base delle scelte fatte dagli altri.

Perchè il meccanismo dell’8×1000 frega i cittadini mentre il 2×1000 ai partiti non li fregherebbe? Perchè il 2×1000 assomiglierebbe, secondo questa ricostruzione,  al finanziamento privato: ognuno sceglie liberamente a chi dare questi soldi e può anche scegliere di non darli a nessun partito, ma di lasciarli allo Stato. (Per amore di verità, anche sull’8×1000 il contribuente può scegliere di lasciarli allo Stato, ma deve dirlo espressamente, quindi c’è un subdolo incentivo – per inerzia – a darne comunque gran parte alla Chiesa Cattolica).

Ma è davvero così? Che vuol dire in concreto scegliere liberamente a chi destinare il proprio 2×1000? A prima vista sembra uno schema in cui vincono tutti. Il cittadino quei soldi li deve comunque pagare, perchè si tratta di tasse, quindi non perde nulla. I partiti prendono i soldi solo se i cittadini così decidono e quindi hanno un incentivo a guadagnarseli. E lo Stato?

Be’, lo Stato a dire il vero continua a finanziare i partiti ma secondo criteri diversi. Il finanziamento fatto col 2×1000 è infatti un finanziamento pubblico, perchè quei soldi, essendo soldi che provengono dalle tasse, sono soldi pubblici. Quel che cambia è il criterio con cui vengono distribuiti (tralasciamo per adesso l’importo, ma concentriamoci sul meccanismo). Attualmente, il finanziamento pubblico è assegnato ai partiti sulla base dei finanziamenti privati ricevuti e sulla base dei voti ricevuti alle elezioni. Quest’ultimo criterio (i voti ricevuti) è particolarmente importante per capire la riforma voluta dal Governo Letta. I soldi son sempre pubblici, l’abbiamo visto. Ma si passa da un sistema in cui decidono gli elettori in un sistema in cui decidono i contribuenti.

Potrebbe sembrare la stessa cosa, ma non lo è. Gli elettori sono tutti uguali, i contribuenti no. Il voto di chi guadagna 2000 euro al mese è uguale al voto di chi ne guadagna 5000. Se dovessero scegliere, per ipotesi, due soli elettori (di cui uno guadagna 5000 euro al mese e vota il PD e l’altro ne guadagna 2000 e vota Forza Italia), il finanziamento pubblico andrebbe diviso a metà tra questi due partiti. Il 2×1000 di questi due cittadini, però, è ben diverso. Quello del più ricco vale molto di più di quello del più povero. Se il più ricco sceglie il PD, come nel nostro esempio, il finanziamento pubblico sarà distribuito in misura ineguale. Il PD, a parità di voti e di cittadini che lo sostengono, prenderebbe molti più soldi pubblici.

Abbiamo provato a capire se per caso il meccanismo funziona in modo diverso e il peso maggiore dei cittadini con reddito più elevato sia in qualche modo neutralizzato. Ma il ddl approvato alla Camera diceva “ciascun contribuente può destinare il due per mille della propria imposta”, quindi sembra che abbiamo capito bene. Ovviamente, potremmo sbagliarci. Se abbiamo capito bene, siamo sicuri che il criterio sia giusto?

Se si trattasse di denaro privato, nessuno avrebbe di che obiettare. Ma, come abbiamo visto, si tratta di soldi pubblici. Soldi che lo Stato potrebbe usare in un altro modo. Perchè mai il più ricco dovrebbe poter decidere la destinazione di una quota maggiore di soldi pubblici rispetto al più povero? Questa non sarebbe l’abolizione del finanziamento pubblico, ma la destinazione del finanziamento pubblico sulla base delle preferenze di chi guadagna di più.

(Ovviamente, sono benvenute eventuali precisazioni che smentiscano o correggano le affermazioni fatte in questo post)

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