Regalare un libro a chi guadagna di più

Shakespeare_and_Company_bookshopIl Governo Letta ha annunciato che dall’anno prossimo ci sarà una detrazione del 19% per l’acquisto di libri per una spesa fino a 1000 euro di libri scolastici e altri 1000 euro di libri di altro tipo. Col metro del mio interesse personale, è una buona notizia. Ogni anno spendo alcune centinaia di euro in libri (perlopiù di carta, ma anche ebook; perlopiù comprati online, ma anche in libreria) e il fatto che lo Stato me ne voglia rimborsare il 19% può farmi solo piacere.

Col metro della giusta policy, però, è un bene che lo Stato rimborsi a me e ad altri lettori una parte dei soldi spesi per i libri?

La questione potrebbe essere discussa sotto vari aspetti. Si può ad esempio dibattere se sia giusto in generale che lo Stato sussidi delle attività a discapito di altre (perchè i libri sì e non i dvd o i biglietti per il cinema o il balletto?) o se la lettura sia un bene da proteggere in sè e per sè (a prescindere da quello che si legge). Ma anche dando per assodato che lo Stato debba favorire le attività utili con soldi pubblici e che la lettura sia utile a prescindere (si tratti di Tolstoj o di un soft porno per adolescenti), rimane il dubbio che una detrazione di questo tipo sia una redistribuzione al contrario: da chi ha meno reddito a chi ha più reddito.

Secondo l’Istat, considerando la popolazione dai 15 anni in su (circa 51 milioni), nel 2012 solo 23 milioni hanno letto almeno un libro. E gli altri 28 milioni? Con uno sconto del 19% l’avrebbero fatto? Leggere un libro è un’attività che richiede un certo impegno e in genere lo si fa perchè si è costretti (come a scuola o per l’aggiornamento professionale) oppure perchè si trae piacere dal farlo. Pagare un romanzo o un saggio € 9.70 invece che € 12 può stimolare l’acquisto di chi aveva già intenzione di comprare un libro e leggerlo, ma difficilmente convincerà chi non ha mai letto un libro negli ultimi anni.

La detrazione potrebbe però incentivare i lettori a leggere un po’ di più. Chi legge più libri in Italia? Sempre l’Istat ci dice che dei 23 milioni di lettori i disoccupati non arrivano neppure al 10%, gli operai e gli apprendisti sono circa il 10%, le casalinghe poco sopra l’11%. La fetta più grossa dei lettori è tra “Direttivi, Quadri e Impiegati” (circa il 25%), seguita dai pensionati (circa il 17%). Se guardiamo ai lettori che leggono parecchio (più di 7 libri l’anno), i “Direttivi, Quadri e Impiegati” salgono al 27% (e, sommati a dirigenti e professionisti fanno il 36%) mentre gli operai scendono a sotto il 7%.

Sarebbe interessante che l’Istat facesse delle statistiche sulla base del reddito invece che della posizione lavorativa, visto che ci sono pensionati benestanti e pensionati al limite della sussistenza, come ci sono impiegati che guadagnano bene e impiegati che guadagnano poco. Questa classificazione ci dà però una prima grossolana idea sul rapporto tra reddito e lettura: chi ha più reddito legge di più.

Qual è la conclusione da trarre? Sembrerebbe che la detrazione introdotta dal Governo Letta equivalga a uno sconto fiscale a favore di chi ha più reddito. Soldi che avrebbero dovuto essere pubblici saranno dirottati in favore dell’industria editoriale, con un piccolo sollievo per chi guadagna di più e verosimilmente poca o nessuna utilità per chi guadagna di meno (anzi, ci saranno una cinquantina di milioni in meno che lo Stato avrebbe magari potuto usare per la scuola, che è il posto dove si potrebbe promuovere davvero la lettura).

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