Per un 2015 pieno di critiche

facebook-dislikeL’11 dicembre scorso, un giornalista ha chiesto a Mark Zuckerberg, creatore e capo di Facebook, se l’azienda avesse in programma di aggiungere un tasto “Non mi piace” oltre a quello che esiste già, cioè il famoso “Mi piace”. Molti di noi di fronte a un post sciocco hanno pensato  che un tasto del genere, un pollice verso invece del tradizionale pollice alzato che esprime approvazione, sarebbe tornato parecchio comodo. Zuckerberg però ha detto che la sua azienda non vede di buon occhio l’idea di consentire agli utenti di esprimere disapprovazione. Pare che ci siano al vaglio delle innovazioni per consentire agli utenti di Facebook di esprimere sentimenti diversi dal semplice “Mi piace”, ma tra i sentimenti che l’azienda gradisce non c’è il dissenso. Purtroppo, il tasto “Non mi piace” non farà la sua comparsa sotto gli status dei vostri amici.

Come è stato notato, è facile intuire quali siano gli interessi commerciali dietro a una decisione del genere. Se prima di scrivere qualcosa, di condividere una foto, un video o qualcos’altro, sapessimo che potremmo ricevere la disapprovazione di decine e decine di amici, avremmo un po’ più di esitazione nel farlo. Al contrario, lo scopo di Facebook è avere più status, più condivisioni, più movimento possibile. Per Facebook l’esitazione vuol dire semplicemente un danno per il business.

La risposta di Zuckerberg però non riguarda il business ma una vera e propria visione del mondo. “Alcune persone”, ha detto, “hanno chiesto un tasto ‘Non mi piace’ perché vogliono dire ‘Questa cosa non è buona’. E questa è una cosa che noi pensiamo non sia buona per il mondo. Quindi non la costruiremo”. L’idea dietro questa dichiarazione è che il disaccordo, le critiche e i giudizi negativi fanno male alla società. Non è un’idea inedita o insolita. Le convenzioni sociali che impregnano i pensieri e le azioni di molti di noi prevedono che giudicare male quel che dice l’interlocutore non è una cosa carina da fare. Le buone maniere ci chiedono di soprassedere sulle sciocchezze che leggiamo su Facebook o che ascoltiamo a tavola. Far notare a qualcuno che sta dicendo una stupidaggine è, in genere, una cosa sconsigliata da chi pensa di saper stare al mondo. Sulla stessa lunghezza d’onda degli ingessati esperti di galateo, molti sedicenti guru del pensiero positivo predicano che il successo personale si basa sull’approvazione entusiastica e vedono le critiche come un’energia distruttrice.

Le critiche ovviamente non piacciono a nessuno. Sentirsi dire da un amico che si è appena detta una stupidaggine è una cosa certamente spiacevole. Non ci sarebbe nulla di gradevole nello scoprire che una propria opinione dispiace a molti più amici di quelli a cui piace. Il pollice verso sotto alle proprie affermazioni sarebbe fonte di parecchie scocciature.

Eppure le critiche sono lo strumento più affidabile che abbiamo per mettere alla prova le idee. Giuste o sbagliate che siano, le critiche ci consentono di scartare le idee peggiori e tenerci quelle migliori. Le critiche ci permettono di migliorare le idee degli altri e di raffinare le proprie. Se pensiamo di avere una critica da fare a una cosa che abbiamo appena letto, esprimere liberamente quella critica è sempre una buona cosa. Se la nostra critica è giusta, aiuteremo chi ha scritto una stupidaggine a farsi un’idea migliore. Se la nostra critica è sbagliata, la discussione porterà noi a farci un’idea migliore. Comunque vada, ci saranno in giro un’idea cattiva in meno e un’idea buona in più. A guardar bene la faccenda, dovremmo augurarci di ricevere quante più critiche è possibile, in modo da confermare e diffondere le nostre buone idee e liberarci delle nostre idee più deboli.

Le critiche sono poi un ottimo deterrente per le stupidaggini. Ciò di cui ha paura Zuckerberg, cioè che la gente usi meno Facebook per paura delle critiche, è proprio il più efficace meccanismo sociale per limitare le sciocchezze e promuovere le cose intelligenti. Non soltanto la critica aiuta a fare chiarezza sulle idee buone e quelle cattive, ma la minaccia della critica, il fatto che si possa criticare qualcosa, previene in anticipo le cose più stupide.

Quando vi mordete la lingua di fronte a un’idea sciocca, per cortesia o per qualche altro motivo irrazionale, invece che criticarla apertamente, state facendo un grande danno al mondo. State privando il vostro interlocutore (o voi stessi, se siete in torto) della chance di scambiare un’idea cattiva con un’idea buona. State privando di quella chance anche gli altri che leggono o ascoltano. State dicendo a chiunque altro abbia un’idea stupida che potrà diffonderla impunemente, perché voi non la criticherete. E state insegnando a tutti quelli che si trovano anche solo a passare di lì per caso che non c’è nessuna conseguenza, nessuna sanzione per le idee sbagliate.

Al contrario di quel che pensa Zuckerberg, un mondo in cui è più facile esprimere le critiche è un mondo migliore. Le scoperte scientifiche, l’educazione personale, la democrazia si fondano tutte sulle critiche. Decidere di non criticare un vostro amico significa pensare che non sia degno di avere un’idea migliore di quella che ha, o che sia troppo stupido per arrivarci, ovvero che non sia abbastanza libero da poter cambiare idea. Ogni volta che evitate di esprimere una critica, ricordatevi che state peggiorando un pochino il mondo. E ogni volta che ricevete una critica, ringraziate chi ve l’ha fatta: se siete entrambi disposti a discuterne razionalmente e onestamente, c’è un’idea sbagliata (la vostra o la sua) che sta per essere gettata via.

Questo è il mio augurio per quest’anno (e per gli anni a venire): Che sia un anno pieno di critiche.

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