La libertà di stronzate e le sue legittime conseguenze

Dolce-gabbana-rexI fatti sono questi: lo stilista Domenico Dolce (il cui cognome è la metà del famoso marchio Dolce & Gabbana) ha detto in un’intervista di essere contrario al fatto che i gay possano avere dei figli, difendendo la cosiddetta famiglia tradizionale; in molti – a partire da Elton John – hanno criticato fortemente questa posizione e hanno deciso di boicottare i prodotti Dolce & Gabbana. Tanti altri hanno criticato, a loro volta, Elton John e compari, perché questa veemente reazione sarebbe una lesione della libertà di parola: Dolce dev’essere libero di potersi esprimere a favore della famiglia tradizionale.

C’è un errore di fondo, ripetuto troppo spesso nei discorsi pubblici e privati, quando si discute di libertà di espressione e libertà di critica. Difendere la possibilità di qualcuno di esprimere le proprie idee non vuol dire rinunciare a criticare quelle idee se le si crede sbagliate. Pensare (e dire apertamente) che le idee di Dolce sono delle stupidaggini è perfettamente compatibile con la difesa del diritto di Dolce di poter dire quelle stupidaggini liberamente. La libertà di parola non implica anche che bisogna astenersi dal criticare, anche fortissimamente, le idee su cui non si è d’accordo. C’è un diritto a dire stronzate, certo, ma non c’è un diritto a restare al riparo dalle conseguenze delle proprie stronzate.

Il boicottaggio è un’arma legittima contro le idee che non ci piacciono? Il boicottaggio arreca un danno economico all’azienda boicottata e costituisce quindi un deterrente alla libera espressione delle idee. Ma qualsiasi dissenso porta conseguenze negative, piccole o grandi.

Se mi dico a favore dell’idea per cui le donne dovrebbero stare a casa a stirare invece che rubare il lavoro ai maschi, è probabile che alcune persone decidano di mandarmi a quel paese, o di non frequentarmi. Mi dispiacerà? Certo. Se offendo un immigrato al bar con un nomignolo razzista e il tizio accanto a me mi fa una ramanzina davanti a tutti, è possibile che la mia giornata sia stata rovinata.

Questo tipo di comportamenti (smettere di frequentare conoscenti sessisti, fare una ramanzina a un razzista) non sono certo una lesione della libertà di sessisti e razzisti di esprimere le loro idee sbagliate. Sessisti e razzisti possono continuare ad articolare le loro sciocchezze, in privato e in pubblico, e persino a fare comizi alla televisione. Tutti gli altri, invece, restano perfettamente liberi di poter reagire a quelle stupidaggini, anche se questa reazione porta un dispiacere a chi le stupidaggini le ha dette. Eppure sessisti e razzisti vengono danneggiati da questo tipo di reazioni. Esattamente come Domenico Dolce, e il suo conto in banca, sarebbero danneggiati da un eventuale boicottaggio in risposta alla sua intervista.

Se un politico dice una cosa su cui non sono d’accordo posso decidere di non votarlo e posso anche lanciare una campagna perché siano in tanti a non votarlo. Questa cosa lo danneggerà? Be’, spero proprio di sì. Altri potranno difenderlo e convincere la gente a votarlo, e così via.

Il fatto che qualcuno riceva un danno come reazione libera e spontanea alle idee che esprime non significa che c’è una lesione della libertà di parola. Ho il diritto di scegliere gli amici che più mi piacciono? Certo: quindi posso senza dubbio privare qualcuno della mia amicizia per vie delle sue idee. Ho il diritto di dire a un tizio al bar come la penso su quello che ha detto? Certo: quindi posso senza dubbio disapprovare in pubblico qualcuno per via delle sue idee. Ho il diritto di votare per il candidato che più mi piace? Certo: quindi posso senza dubbio provare a impedire l’elezione di qualcuno per via delle sue idee.

Nessuno è obbligato a comprare prodotti Dolce & Gabbana, così come nessuno è obbligato a essere amico di persone che dicono sciocchezze, a votare candidati con cui non si è d’accordo o a preservare il buonumore di chi dice stronzate al bar.

Però, c’è un però. Quando si combatte per le proprie idee, quando si argomenta, ci si accalora, ci si organizza, si scrive, si vota e si boicotta, bisogna sempre ricordarsi che nessuno di noi è infallibile. Nessuno di noi è onnisciente, nessuno ha la verità in tasca. Il modo migliore che abbiamo per venire a capo delle cose – o per provarci, almeno – è consentire a tutti di esprimersi e discutere razionalmente di tutto. E il metodo migliore per discutere liberamente è prendersi la responsabilità delle proprie idee e metterle alla prova con le idee degli altri. Ecco perché Domenico Dolce può esprimersi a favore della famiglia tradizionale, ma ecco anche perché chi è in disaccordo può e deve contestarlo, anche veementemente, e persino smettere di comprare i suoi vestiti. Tuttavia, come dice Christopher Hitchens nel suo famoso discorso sulla libertà di parola, bisogna sempre temere la comodità del consenso, lo spettro del conformismo, la pigrizia dell’appartenenza alla maggioranza morale. Se il mainstream comincia a emarginare le voci di dissenso, allora quelle voci di dissenso hanno bisogno di una protezione speciale. In quel caso, può succedere che il boicottaggio diventi un’arma per mantenere una posizione dominante, scoraggiare le opinioni minoritarie e renderci prigionieri dell’idea più diffusa.

Non è questo il caso. Nel paese di Domenico Dolce, i gay non si possono sposare, non possono avere bambini, non possono neppure avere una forma di unione civile come avviene ormai in quasi tutti i paesi industrializzati. Se pensate che il boicottaggio di Dolce & Gabbana sia una prevaricazione a scapito di una voce minoritaria, non avete controllato ultimamente in che paese vivete.

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