Quanto contano i voti degli inglesi e degli italiani

pallottoApparentemente, il Partito Conservatore di Cameron ha vinto le elezioni britanniche e governerà il Regno Unito con la maggioranza dei seggi in parlamento. Ma quanti voti ha avuto il Partito Conservatore? Alla fine probabilmente si tratterà di poco più del 35%. Una minoranza di voti, insomma, che si trasforma in una netta maggioranza di deputati. Questo fatto è stato sottolineato da alcuni commentatori, per difendere il neonato Italicum, appena approvato tra litigi, dimissioni, proteste e continue denunce su una deriva autoritaria della democrazia italiana. L’Italicum, infatti, nonostante le accuse di golpe, prevede una soglia del 40% per assegnare la maggioranza alla lista vincente. Con l’Italicum il Partito Conservatore, si dice, sarebbe dovuto passare dal ballottaggio.

L’osservazione può essere suggestiva ed è stata fatta anche da persone estremamente ragionevoli come Cristiana Alicata. In effetti, la storia delle elezioni britanniche è un buon esempio per ridimensionare le assurde dichiarazioni fatte in queste settimane dai partiti di opposizione ufficiale e dal piccolo partito di opposizione interna a Renzi. Non sono un esperto di sistemi elettorali e ci sono modelli matematici esatti per misurare queste cose, ma credo si possa dire che il sistema elettorale britannico, il cosiddetto First Past The Post, porta tendenzialmente a uno scollamento tra voti e seggi ben maggiore di quello che potrà esserci con l’Italicum. A un maggiore deficit di rappresentatività, come si dice.

Accostare così i due sistemi però è scorretto. Quando diciamo che il Partito Conservatore di Cameron ha preso il 35% diciamo una cosa solo parzialmente vera. La verità completa è che la somma dei voti ottenuti dai candidati del Partito Conservatore è pari al 35% dei voti totali. Sembra la stessa cosa? Sembra. Ma non lo è del tutto. In un sistema come quello britannico, ogni collegio elegge un rappresentante: un tizio con un nome e un cognome e una faccia. Ovviamente il partito di quel tizio conta e certamente molti elettori votano guardando solo al nome del partito e non a quello del candidato. Ma la competizione e la scelta dei cittadini avviene tra persone e chi prende più voti va in parlamento a rappresentare il collegio. Ed Balls, per dire, uno dei grossi big del Labour, è stato battuto nel suo collegio e non sarà in parlamento. Mettere assieme i numeri dei singoli candidati per misurare quanti voti ha ottenuto il Partito Conservatore a livello nazionale è un esercizio molto interessante, ma è un esercizio del tutto diverso se applicato all’Italicum. In Inghilterra è un’analisi numerica per capire l’umore e le tendenze politiche. In Italia sarà proprio il modo in cui si eleggono i deputati.

Non è una semplice differenza tecnica. Il grosso difetto di rappresentatività del sistema britannico è accettato dai supporter al fine di poter avere un rapporto chiaro e diretto tra elettori e rappresentanti. Tizio, rappresentate del mio collegio, ha vinto il suo seggio con il 30% dei voti, o forse con il 60% – è irrilevante, ma è pur sempre un Tizio cui posso scrivere un’email, che posso ascoltare quando fa degli interventi, che posso seguire nel corso della legislatura e che alla fine dovrà venire a rendermi conto di quel che ha fatto. Salvo che in un sistema bipartitico come negli USA, il sistema First-Past-The-Post è un sistema parecchio difettoso. Moltissimi voti vanno sprecati e si arriva non di rado a situazioni paradossali in cui viene eletto il candidato più sgradito alla maggioranza assoluta degli elettori. Ci sono dei metodi però che mantengono il rapporto stretto con gli elettori migliorando la rappresentatività degli eletti (il mio preferito è sempre stato il Voto Alternativo, usato in Australia e in altri posti lontani o esotici).

Con l’Italicum questo rapporto stretto di rappresentanza non ci sarà. Neppure un genio della matematica potrà rendersi conto, nella cabina elettorale, quanto conterà il suo voto per l’elezione di questo o quel deputato del suo collegio. Certo, ci sono le preferenze, che servono a riordinare i candidati in lista. Ma ci sono i capilista bloccati, le candidature multiple e soprattutto il fatto che tutti i voti verranno messi in un calderone nazionale da cui verranno assegnati decine e decine di seggi a candidati che forse nessuno conosce.

Non è certo questo attentato alla democrazia che dice Bersani, intendiamoci. Ma non confrontiamo le percentuali col sistema inglese, per dire che è meglio. Non ha molto senso.

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