Insegnatemi per favore a fare il padre

mapL’altro giorno un mio amico, parlando di una mamma con cui non si trovava d’accordo, mi ha detto “Non mi sognerei mai di insegnarle a fare il genitore”. Il mio amico cioè credeva che il comportamento di questa madre fosse sbagliato e dannoso per il figlio di lei, ma pensava anche che non fosse giusto o appropriato interferire con le sue decisioni.

E’ una frase che mi ha colpito perché è un pensiero molto comune per tante persone buone eppure, allo stesso tempo, una cosa molto egoistica. Penso che, con ottima approssimazione, quest’idea per cui sarebbe sbagliato criticare apertamente le idee e le azioni degli altri su questioni molto delicate è forse la cattiveria più diffusa tra le brave persone. Per brave persone intendo le persone benintenzionate, oneste, rispettose, gentili, proprio come il mio amico.

Dietro una frase del genere, infatti, c’è un’ottima intenzione, quella di rispettare l’autonomia e la libertà degli altri senza voler interferire con le loro convinzioni in ambiti delicatissimi come le difficili scelte che si è chiamati a fare per tirar su un figlio. Come posso permettermi io, che vado a tentoni, di dare lezioni a qualcun altro? Come posso pensare di giudicare gli altri genitori io che sono un padre forse appena passabile? Ottima intenzione, certo. Si tratta però di una clamorosa illusione ottica in cui la scelta più egoistica sembra quella meno egoistica e la scelta meno arrogante sembra quella più arrogante.

Facciamo quest’esperimento mentale. Stiamo facendo una camminata nel bosco: la vegetazione è fitta, i sentieri a volte non sono segnati e non abbiamo un GPS. Abbiamo una vecchia mappa sbiadita e proviamo a orientarci secondo calcoli approssimativi e sulla base del poco che sappiamo e che vediamo. Su un sentiero incontriamo una coppia con un bambino, che vaga come noi alla ricerca della strada giusta. A un bivio, dopo alcune riflessioni decidiamo di girare a destra e notiamo che la coppia e il bambino stanno invece svoltando a sinistra. Ovviamente non siamo sicuri che siamo noi ad aver ragione, ma abbiamo dei buoni motivi per girare a destra, tanto da decidere di avventurarci proprio da quella parte. Che facciamo? Spieghiamo agli altri perché secondo noi è meglio girare a destra oppure li lasciamo andare per quella che riteniamo essere la via sbagliata (ma che evidentemente loro ritengono invece giusta)?

Non credo che ci siano molti dubbi sul fatto che la scelta migliore sarebbe quella di spiegare alla coppia col bambino perché noi pensiamo che il sentiero giusto sia quello che va a destra. Se abbiamo delle buone ragioni per fare quella scelta, è certamente più premuroso e utile mettere a parte di quelle idee chiunque altro potrebbe avvantaggiarsene. Non abbiamo delle certezze, ovviamente. Anzi, si tratta di calcoli approssimativi. Ma qualunque scelta sarebbe basata su nozioni e idee precarie – come qualunque scelta nella vita, del resto. A parità di incertezza, proseguire per la nostra strada senza interferire con gli altri è comunque una decisione che priva qualcuno di alcuni elementi che potrebbero essergli utili. Forse saranno loro a insegnare qualcosa a noi, o noi a loro: in ogni caso andare ognuno per la sua strada è l’opzione più stupida.

Ipotizziamo adesso che secondo i nostri calcoli il sentiero a sinistra è non soltanto sbagliato ma addirittura pericoloso: un percorso sconnesso e pieno di rovi in cui quel bambino potrebbe davvero farsi male. Abbiamo ancora dubbi che avvisarli sia non solo generoso ma addirittura urgente e importante? Di nuovo: non sappiamo se i nostri calcoli sono corretti, sappiamo solo che ci abbiamo pensato su e crediamo che le nostre conclusioni siano ragionevoli. Non sappiamo che calcoli hanno fatto loro, se più accurati dei nostri, più convincenti o più superficiali. Magari hanno soltanto tirato una monetina per decidere la direzione. Parlandoci potremmo tutti prendere una decisione più meditata. Che i loro calcoli siano più robusti dei nostri, più deboli o di pari grado, non dir loro niente su questo argomento è senz’altro una scelta sciocca.

Se questa conclusione vale per una passeggiata nei boschi, dovrà valere ancora di più quando la posta in gioco è più significativa. Proprio nelle questioni più delicate – quelle in cui tendiamo proprio a farci di più gli affari nostri per un malinteso rispetto dell’autonomia altrui – provare a insegnare qualcosa agli altri è un gesto di grande premura e di grande onestà. Ciò non vuol dire pensare di avere la verità in tasca, come spesso si crede, ma l’esatto opposto: vuol dire credere che la più decente approssimazione alla verità passa inevitabilmente da un confronto schietto e trasparente con gli altri, dalla critica sincera di ciò che riteniamo sbagliato e dall’accettazione onesta dei buoni argomenti che vanno contro le nostre convinzioni. L’autonomia degli altri si rispetta solo dando agli altri la possibilità di cambiare idea sulle cose di cui sono convinti.

Se un amico mi dicesse “Non mi sognerei mai di insegnarti a fare il padre”, ci rimarrei malissimo. Penserei che non ha molto a cuore il bene mio e di mio figlio. Io mi auguro sempre di incontrare gente che vuole insegnarmi delle cose, soprattutto se sono cose interessanti o importanti. Nel peggiore dei casi, mi faranno perdere un po’ di tempo. Nel migliore dei casi, invece, qualcuno (me o loro) si sarà sbarazzato di qualche cattiva idea e avrà guadagnato qualche buona idea.

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