La scomparsa della realtà

neverending-story-atreyu1Il caso del senatore Azzollini – per cui i magistrati hanno chiesto i domiciliari e il Senato ha negato l’autorizzazione – mostra bene la malattia di cui è malato questo paese. In molti si sono indignati per il voto in Parlamento: Azzollini è accusato di bancarotta fraudolenta e imbrogli vari, ma il Senato – la casta, insomma – lo ha salvato. Dei vari commenti indignati che mi è capitato di leggere, nessuno entra nel merito della questione. Eppure la questione è chiara: c’erano o no i presupposti per privare Azzollini della libertà personale?

Di questa questione non c’è traccia nel discorso pubblico, non solo nelle invettive illetterate di chi invoca la galera con la bava alla bocca, ma anche nei composti appunti di chi dovrebbe saperne di più. Chi è vicino al PD si lamenta della cattiva gestione della faccenda, chi critica la maggioranza da sinistra dà la colpa alle larghe intese, chi vorrebbe inseguire Grillo ammonisce i democratici contro l’uso scorretto delle prerogative parlamentari (un politico che non finisce ammanettato è un male di per sé, ormai, per l’opinione pubblica). Nessuno però parla della sostanza della cosa: c’erano o no i presupposti per privare Azzollini della libertà personale?

Qualcuno di quelli che hanno votato contro ha affrontato il discorso: Ichino, Manconi, Tonini. Quelli che avrebbero invece voluto un voto a favore criticano solo e soltanto le intenzioni dei senatori, non la bontà (o cattiveria) della loro decisione. Lo hanno fatto per le larghe intese! Lo hanno fatto per tutelare la casta! Lo hanno fatto per fare un favore ad Alfano! Certo, è possibile, ma hanno preso la decisione giusta o quella sbagliata? Questa semplice domanda scandalizza, confonde. Qualsiasi discorso traballa di fronte alla più banale e semplice delle questioni: c’erano o no i presupposti per privare Azzollini della libertà personale?

La malattia di cui è malato questo paese è la scomparsa della realtà. Nessuno crede più che ci siano risposte migliori e peggiori ai casi della vita e della politica. I più cercano solo e soltanto i motivi (generalmente abietti) per cui una certa risposta è stata data. Non importa se Azzollini si merita o meno le manette, quel che importa è il perché questo o quell’altro sostengono la loro tesi: per tornaconto, per amicizia, per solidarietà di casta, per l’inciucio delle grandi intese. Nei discorsi sull’argomento è tutto un proliferare di accuse di malafede (l’hanno fatto per non far cadere il governo!), di incoerenza (la giunta ha votato in un modo e l’assemblea in un altro!), di ipocrisia (parlano di garantismo solo coi forti, non con i deboli), ma la questione banale e semplice resta lì, senza considerazione: c’erano o no i presupposti per privare Azzollini della libertà personale?

La scomparsa della realtà è desolante e divora il futuro nostro e di chi verrà dopo di noi. La vita resta solo un gioco di teatro, in cui tutto è una sceneggiata faziosa, nulla è come sembra, il mondo è un’illusione, esistono solo motivazioni e non fatti. Se così è, qualsiasi discussione diventa inutile, irrazionale, surreale. Se la realtà non esiste, ma esistono solo infinite interpretazioni di parte, che senso ha discutere di qualsiasi cosa? E infatti non ci sono discussioni, ma solo sfoghi, ammiccamenti, danze rituali in cui ci si riconosce e coccola tra commilitoni dello stesso schieramento. Le regole più elementari della logica sono cancellate. E’ difficile da capire che una cosa giusta può anche essere fatta con le peggiori motivazioni? Se un passante salva un bambino che sta per annegare, avrà fatto una cosa buona anche se è stato spinto dalla speranza di ottenere una ricompensa, o di salvare il governo Renzi. Ma il malato di irrealtà salta sulla sedia: ricompensa? Renzi? Il fatto del salvataggio è subito sbiadito: non ci sono buone azioni o cattive azioni, soltanto favori e interessi.

I sintomi della malattia sono orribili: non interessa a nessuno come stanno le cose, né come dovrebbero stare; quel che più conta è che gli avversari (i politici, gli immigrati, i renziani) vengano asfaltati. I contagiati sono incattiviti, fuggono dalle discussioni razionali, si annoiano per i ragionamenti nel merito. Vederli dappertutto è scoraggiante. Vedere raffiche di fallacie logiche, confusioni e contraddizioni nei commenti social di chi dovrebbe saperne è incredibilmente deprimente. Almeno una volta al giorno tocca leggere commenti che si lamentano di qualcosa, non perché quella cosa è ritenuta cattiva, ma perché chi l’ha fatta o l’ha detta è ritenuto insincero, o incoerente, o ipocrita. “Come mai tutti garantisti con Azzollini e quando invece di tratta di….”. L’esercizio è sfiancante. Ma il garantismo, maledizione, è giusto o sbagliato? Non sa, non risponde. E comunque non importa.

Purtroppo non è solo una questione di scarso interesse per la sostanza delle cose. E’ proprio sfiducia nel fatto che una sostanza di qualche tipo ci sia. L’esito fatale della malattia è proprio quello: che nessuno può davvero dire se le cose stanno in un modo oppure in un altro. Il grillismo è solo la forma più acuta del morbo, ma la radice è diffusa: le scie chimiche, i microchip, i complotti e la polvere assassina sono solo la fase terminale di questa triste bancarotta della ragione illuminista. Se non esistono più i fatti ma solo le interpretazioni più fantasiose, prima o poi finiremo tutti a sospendere il giudizio persino sui rettiliani. Del resto, se non sappiamo dire se Azzollini si merita le manette, come facciamo a escludere che sia un Uomo Rettile?

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