Il mito della purezza è cancerogeno

SafeLa storia della carne e del cancro non è difficilissima da capire. Basta spendere qualche decina di minuti a leggere qualche fonte seria e usare alcuni concetti base del programma di matematica della scuola media, come le percentuali. Se oggi ho un rischio del 5% di prendere il cancro al colon, mangiando salumi e würstel questo rischio sale quasi al 6% (cioè il 18% in più). Se, per svariati motivi, il mio rischio oggi è già al 10%, mangiando 50 grammi di affettati al giorno questo rischio sale quasi al 12%.

Eppure è un’impresa ottenere questa semplice notizia dai mezzi d’informazione italiani, lanciati con la bava alla bocca nel wrestling delle notizie esagerate. Lo IARC, l’agenzia dell’OMS per la ricerca sul cancro, dice che la carne lavorata è nella stessa categoria di cancerogeni del fumo e dell’alcol. Ciò vuol dire semplicemente che le prove scientifiche sul collegamento tra carne lavorata e cancro sono molto solide proprio come quelle sul legame tra fumo e cancro. Ma non vuol dire che le salsicce fanno male quanto le sigarette.

Anche questa è un’informazione piuttosto semplice, ma completamente stravolta nei titoli strillati dei nostri maggiori quotidiani.

Il problema però non è solo dei giornalisti. Difficile, certo, dire se è nato prima l’uovo o la gallina, ma leggere i commenti di lettori educati e ragionevoli è ancora più sconfortante. Nessuno si cura di capire e riportare bene la notizia, tutti si lanciano nella solita lotta nel fango, decidendo da che parte stare esclusivamente sulla base di dove stavano ieri. Persino gente teoricamente preparata sull’argomento  preferisce buttarla in caciara, difendendo il loro panino con la mortadella o ripetendo i luoghi comuni sentiti dalle loro nonne o letti tra Le più belle frasi di Osho.

“Tutto se mangiato in eccesso fa male, anche la verdura” dice un medico amico di amici di Facebook. Ma questo non c’entra nulla con la storia in questione. C’è una notizia, e cioè che una marea di evidenze scientifiche hanno convinto lo IARC a dire che la carne lavorata è certamente cancerogena. Le zucchine invece no.

Il problema del lettore italiano con la scienza sembra legato a una difficoltà nel maneggiare i concetti di rischio, percentuale, costi e benefici. Qualche settimana fa c’è stato un dibattito, tra giornalisti e intellettuali, sull’importanza degli studi umanistici per la formazione dei ragazzi. Ma più delle versioni di latino, una manciata di concetti base di statistica ed economia aiuterebbe le nuove generazioni a vivere in un paese un po’ più razionale e un po’ migliore.

Prendiamo la storia dei vaccini. La piccola e rumorosa minoranza di genitori anti-vaccini pensa di smascherare il mainstream puntando il dito contro i rischi dei vaccini, ammessi persino dal perfido Ministero della Sanità. Ma è chiaro che i vaccini hanno dei rischi. Il punto è che questi rischi, per quel che si sa, sono di gran lunga inferiori ai rischi delle malattie contro cui ci si vaccina (rischi individuali e collettivi). Le scelte della vita sono sempre una questione di rischi, costi, benefici, percentuali. Il mito del bene assoluto e della purezza – cioè il mito alla base di gran parte della medicina alternativa, della new age, di svariati complottismi e del grillismo politico – è irrazionale e pericoloso.

Prendiamo la storia dell’allattamento al seno. L’evidenza scientifica ci dice che l’allattamento al seno ha alcuni benefici misurabili. Forse questi benefici sono più modesti di quel che si pensa attualmente, forse invece sono benefici significativi. Vuol dire che il biberon è il male assoluto? Ovviamente no, vuol dire che l’allattamento al seno è un po’ meglio (tantissimo meglio? pochissimo meglio? non è chiarissimo ancora, certamente è un po’ meglio). Ciò non vuol dire che, magari, il beneficio dell’allattamento al seno possa essere inferiore, in valore assoluto, al maleficio che può derivare alla madre o a tutta la famiglia nel dedicarsi a tempo pieno all’allattamento. I costi e i benefici vanno sommati, sottratti e comparati. Le cose sono complicate, ma ciò non vuol dire che tutte le scelte sono ugualmente buone.

Le risposte con le percentuali – coi rischi, coi numeri, con le probabilità – suonano sempre insoddisfacenti a chi vorrebbe il mondo fatto di bianchi e neri. Gli anti-dolorifici hanno possibili effetti collaterali? Allora prendo una pillolina di zucchero che secondo la scienza non ha alcun beneficio. Gli affettati non mi fanno venire il cancro di sicuro? Allora continuo a fare come prima, è tutto un allarme salutista.

La vita invece si svolge perlopiù nel regno delle probabilità, in quel vasto territorio in cui ogni scelta ha costi e benefici, possibili rischi e possibili vantaggi. E’ un mondo in cui tutto quello che facciamo ha un costo-opportunità dato dalla migliore alternativa a cui abbiamo rinunciato. Non era nel programma del liceo? Be’, vi assicuro che è un concetto enormemente più importante – eticamente, praticamente, politicamente – della terza declinazione. In questo mondo qui, scrivere questo post vuol dire rinunciare a leggere una bella storia o guardare una puntata di Battlestar Galactica su Netflix, o forse vorrà dire lavorare un’ora in più stasera, ma forse anche raggiungere qualche centinaio di lettori e dare una buona idea a un paio tra questi. Ne vale la pena?

Già, la mortadella non ha proprio lo stesso identico gusto in questo modo. Questa impura realtà può essere una vera scocciatura.

 

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One thought on “Il mito della purezza è cancerogeno

  1. Ecco, mi sto sentendo in colpa di aver condiviso una serie di foto tipo “Osho” perché le avevo trovate molto divertenti (mangiare anche solo un mattone fa male) NPR ieri mattina parlava della vicenda, in maniera molto pacata come al solito. Però, l’esempio, chiaro, dei numeri (che tu fai sopra) non veniva fatto. Io stesso avevo preso la vicenda sottogamba a causa del gran rumore di fondo.

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