Prendere i credenti sul serio

SouthGira una storia in questi giorni su cui si sono lanciati subito i demagoghi di ogni colore. A Rozzano, poco fuori Milano, un preside avrebbe provato a “cancellare il Natale”, trasformando la festa natalizia in cui si canta “Tu scendi dalle stelle” in una asettica festa d’inverno senza simboli religiosi. Com’è usuale, i giornali hanno raccontato questa storia in modo grossolano e sensazionalistico, i politici si sono sentiti in dovere di commentare a sproposito, alcuni di urlare e manifestare, e il tutto è finito nella solita cagnara insopportabile in cui nulla è chiaro, e capirci qualcosa è una fatica che scoraggia comprensibilmente la maggior parte delle persone ragionevoli.

La cosa più interessante, però, è il tipo di argomenti usati da alcuni tra quelli che difendono l’allestimento del presepe in una scuola pubblica. Un esemplare perfetto di questo tipo di commento è L’amaca di Michele Serra del 29 novembre. Per Serra rinunciare al presepe e ai canti natalizi è sbagliato perché significa tradire “usanze profondamente radicate anche tra gli italiani laici”. Lasciando perdere i tanti altri passaggi problematici del commento di Serra, l’idea della difesa della tradizione è incredibilmente sballata. Innanzitutto, usanze profondamente radicate possono benissimo essere anche profondamente sbagliate. Non c’è certo bisogno di fare una lista per accorgersi di quante usanze assurde e inaccettabili ci siamo tramandati di nonna in nipote e abbiamo infine abbandonato senza pensare di tradire così la nostra essenza più profonda. Che una cosa faccia parte della “tradizione” non vuol dire affatto che sia necessariamente una cosa buona. Questo è proprio l’abbiccì dell’Illuminismo ed è scoraggiante che uno come Serra non se ne renda conto.

Ma la cosa più assurda del pezzo di Serra è quella di considerare la religione come un fatto puramente decorativo e non, come invece è, una cosa parecchio importante. Credere in un Dio onnipotente, onnisciente e misericordioso; credere nella sua incarnazione, storicamente avvenuta in un momento e in un luogo preciso; credere all’insegnamento di Gesù: sono tutte cose sostanziali che hanno conseguenze molto significative per la vita dei credenti. È vero che la stragrande maggioranza di chi si dice cattolico non pratica davvero la religione. Ma anche un rapporto superficiale con alcune idee religiose ha conseguenze sulla vita delle persone, in privato e in pubblico. Per i veri credenti, poi, le conseguenze sono grandi. “Tu scendi dalle stelle” non è un semplice motivetto mandato a memoria, e il presepe non è una semplice decorazione festiva. Per i veri credenti, che Gesù bambino sia l’incarnazione di Dio, creatore del mondo, Re del Cielo, destinato a immolarsi per la salvezza degli uomini, sono fatti veri e precisi. E da questi fatti discendono indicazioni specifiche su come è meglio comportarsi, su come impostare la propria vita. Negare questi effetti significa prendere i credenti poco sul serio.

Che la religione sia innanzitutto un insieme di credenze su fatti e idee molto precise e molto importanti è una cosa che viene spesso tralasciata da chi discute di presepi, tolleranza, Islam o altre questioni d’attualità. Serra e chi la pensa come lui, nel difendere presepe e canti religiosi, non prendono sul serio il significato di queste pratiche, ma riducono il tutto a un’usanza, un’abitudine, un mero simbolo che non nasconde nessuna idea significativa ma che, con un paradosso inspiegabile, è comunque essenziale.

Ridurre il presepe a un fatto puramente tradizionale, oltre a non giustificare per nulla le conclusioni che vorrebbe trarre Serra, significa o sminuire il cattolicesimo o sminuire il carattere laico della scuola pubblica. Se si fa lo sforzo di prendere i credenti sul serio, se si riconosce alle idee religiose la dignità delle idee importanti invece che relegarle al ruolo marginale delle decorazioni innocue, allora è inevitabile ed essenziale che queste idee siano lasciate fuori dallo spazio istituzionale della scuola laica.

È paradossale, invece, che anche molti credenti, pur di difendere il presepe nelle scuole, abbiano sposato la linea della tradizione culturale. Insomma, delle due l’una: o si tratta di mere tradizioni, ma allora non c’è scandalo nel cambiarle; o si tratta di riti religiosi sostanziali, ma allora non possono diventare un momento istituzionale nella scuola laica.

Serra scrive “Se un musulmano è ospite in casa mia non gli offro vino e carne di maiale; ma certo non nascondo il vino e i salami”. Giustissimo. Ma la scuola pubblica non è casa di Serra, né dei cattolici. La scuola pubblica è la casa di tutti. E un principio basilare così mainstream da risultare banale è che questa casa non ha alcuna religione ufficiale.

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