Chi deve pilotare l’aereo?

pilota

La domanda è sbagliata

Sono molto infastidito e preoccupato dalla demagogia del sapere che è molto di moda di questi tempi: il fastidio per gli esperti, il rifiuto delle competenze, il complottismo della scienza “alternativa” contro quella “ufficiale”. C’è però la tendenza, vedo, a reagire a questo fenomeno in un modo sbagliato e pericoloso: ricorrere al principio di autorità. In questo modo, al fastidio per gli esperti si contrappone  il feticismo del curriculum, cadendo nell’errore uguale e contrario rispetto a quegli altri. Il problema, infatti, non è tanto in una delle due diverse risposte alla domanda “A chi bisogna dar credito?”, se agli esperti o al cittadino qualunque. Il problema sta proprio nella domanda, che è fuorviante. Non bisogna dar credito a qualcuno piuttosto che a qualcun altro. Bisogna dar credito alle idee oggettivamente migliori, cioè quelle sviluppate secondo il metodo scientifico, del libero confronto, del pensiero critico. Seguendo l’errore dei demagoghi e dei loro seguaci si finisce invece in un corto-circuito senza via d’uscita, ci si divide in fan di questa o quell’altra fonte del vero (l’esperto, il popolo, l’uomo della strada) senza trovare soluzioni.

La vignetta del New Yorker

Due cose girate parecchio su internet negli ultimi giorni mostrano bene il rischio che corrono i miei amici del Club degli Esperti. Iniziamo dalla prima: una vignetta del New Yorker. Il passeggero di un aereo si alza in piedi per protestare contro la “casta” dei piloti, accusandoli di essere “smug” – compiaciuti, spocchiosi – e di aver perso il contatto con la gente normale, coi passeggeri. Subito dopo, si propone lui stesso come nuovo pilota (senza averne le competenze, s’immagina) e chiede il supporto degli altri passeggeri. Tutti alzano la mano. Il bersaglio della vignetta è facilmente riconoscibile: il popolare odio per le élite che si è trasformato in popolare odio per le competenze che ha convinto molti politici, ciarlatani, arruffapopoli, diffusori di idiozie e bufale a fondare partiti e carriere su questo sentimento popolare, con disastri (potenziali e in parte già in atto) per le società occidentali. Quando un giornalista chiese a Michael Gove, uno dei leader del movimento per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, di menzionare anche un solo economista a favore della Brexit, Gove rispose “I cittadini di questo paese sono stufi di esperti”. Gove, ricordiamocelo, è uno di quelli che durante la campagna per il Leave continuava a dire che la Gran Bretagna avrebbe guadagnato 350 milioni di sterline alla settimana dall’uscita dall’UE – pur sapendo, verosimilmente, che si trattava di un’affermazione campata in aria (che fu prontamente e sfacciatamente smentita all’indomani del voto). Donald Trump, dopo la vittoria alle primarie del Nevada, ha annunciato “I love the poorly educated”, mi piacciono quelli poco istruiti. Beppe Grillo nel corso della sua carriera ha aiutato la diffusione di un gran numero di bufale scientifiche, sulla pericolosità dei controlli preventivi, sui vaccini, sull’AIDS, sulla cura Di Bella. C’è certamente uno schema ricorrente nei demagoghi venuti alla ribalta in questi anni, secondo cui bisogna diffidare del sapere “ufficiale” ed è meglio che i cittadini comuni facciano invece da soli, senza bisogno di tecnici ed esperti. La vignetta del New Yorker è un’efficace critica a questa demagogia del sapere perché mostra immediatamente come possa portare al disastro: gli aerei dovrebbero essere comandati da chi ha le competenze per farlo, i piloti; dare in mano un aereo a un passeggero comune è una scelta suicida. Pilotare un aereo, insomma, non è una faccenda democratica.

commenti_burioniLo sbrocco di Burioni

Nelle stesse ore ha avuto grande diffusione anche lo sfogo del medico Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia, e popolare divulgatore online di questioni scientifiche, soprattutto in materia di vaccini. L’anti-vaccinismo di questi anni è un atteggiamento spesso associato alle tendenze di cui sopra, insieme con l’immancabile complottismo, che vede dappertutto degli intrighi tra potenti a danno dei cittadini comuni (in questo caso, le case farmaceutiche e i governi che ne acquistano i vaccini). Burioni, con la sua generosa attività di debunking e divulgazione online, è quindi indirettamente divenuto un eroe della resistenza contro il Club dell’Uomo Qualunque. In un post su Facebook che smontava la falsa affermazione per cui gli immigrati portano la meningite in Italia, Burioni a un certo punto si è stufato di avere dozzine di commenti inadeguati, e ha deciso di cancellarli tutti. “Preciso che questa pagina non è un luogo dove della gente che non sa nulla può avere un ‘civile dibattito’ per discutere alla pari con me. E’ una pagina dove io, che studio questi argomenti da trentacinque anni, tento di spiegare in maniera accessibile come stanno le cose impiegando a questo scopo in maniera gratuita il mio tempo che in generale viene retribuito in quantità estremamente generosa”, ha scritto Burioni. Concludendo con un bel “La scienza non è democratica”. Insomma, siamo dalle stesse parti della vignetta del New Yorker, ma senza il rovesciamento della satira. Burioni dice chiaramente che lui, l’esperto, dice come stanno le cose e gli altri possono verificare le fonti ma non ci può essere alcun dibattito tra lui e l’inesperto, il cittadino comune che non sa nulla di queste cose.

Ho una teoria su come Burioni si è convinto della sua opinione

Non c’è dubbio sul fatto che, se fossi su un aereo, vorrei che nella cabina di pilotaggio ci stesse un pilota con tanto di licenza e la maggior esperienza possibile; e, se avessi dubbi su un vaccino, chiederei a Burioni e non a uno a caso tra i suoi commentatori. Ribadire che gli Esperti sono spesso molto meglio dell’Uomo Qualunque è una cosa importante, perché è una di quelle banalità che sembrano talvolta perse di viste. Però alla base della mia fiducia (precaria e fallibile) per il pilota certificato e per Burioni, c’è una teoria: che il pilota e Burioni abbiano studiato per bene e si continuino ad aggiornare e tenere in allenamento, che le istituzioni preposte (scuola di volo, facoltà di medicina) facciano un buon lavoro, che far parte di una comunità di piloti e medici che si confrontano su problemi e nuove soluzioni sia un ottimo modo per prevenire e correggere gli errori (che comunque sia il pilota sia Burioni commettono). Insomma, io non ho fiducia in Burioni perché un prof (di tanti prof ho pochissima fiducia, giustamente). Ho fiducia in Burioni perché leggendo quello che dice e come lo dice, ho una teoria su come lui si sia fatto un’opinione: cioè nel modo migliore, tramite dati empirici, spiegazioni convincenti, confronto con altri esperti, senso critico. Il punto non è il CV – sebbene sia ovviamente più probabile che con quel CV Burioni abbia avuto modo di studiare, leggere, confrontarsi ecc. – ma è il modo in cui è arrivato ad avere quella sua idea che adesso mi propone.

Quando Burioni risponde che lui non discute con la gente ha ovviamente tutto il diritto di farlo. Ma lasciar intendere che il modo giusto di gestire questa cosa è un flusso unidirezionale dall’alto verso il basso, dall’Esperto al suo audience, rischia di essere fuorviante. Io sono grato a Burioni per il fatto che spende tempo per sintetizzarmi questioni complesse, a me che non saprei consultare e comprendere per bene le fonti originali. Ma se io avessi delle buone obiezioni a quello che Burioni dice, ad esempio delle obiezioni di coerenza logica in un suo post, quelle obiezioni non sarebbero meno buone per il fatto che io non sono un Esperto.

Il Club delle Buone Idee

Questo è il punto importante della faccenda. Seppur possa sembrare, a prima vista, un pelo nell’uovo filosofico, è bene che quelli del Club degli Esperti tengano ben presente la differenza tra Buone Idee, sviluppate con un buon metodo, ed Esperti. La cosa importante sono le prime, non i secondi. Il Club giusto a cui iscriversi, insomma, è quello delle Buone Idee.

Che succede se si confondono Buone Idee ed Esperti? Be’, innanzitutto, si perde credibilità immediatamente agli occhi di quelli del Club dell’Uomo Qualunque. La battaglia per la scienza, la competenza e la verità (usiamo pure questo parolone) perde subito ogni sua efficacia se mischiata alla battaglia per gli esperti. Gli esperti, infatti, sbagliano. Tanti esperti certificati dicono sciocchezze, combinano disastri. Appellarsi a questo esperto o a quell’altro significa solo darsi al tifo per una determinata fonte di autorità. Invece, bisogna far domande agli esperti, bisogna stare a sentire quello che propongono, come sono arrivati a quelle conclusioni, con che dati, con che ragionamenti. Su molti argomenti, la gran parte di noi non è in grado di fare quest’esame. Per questo c’è la comunità scientifica, giornalistica, accademica di riferimento: l’idea è che queste comunità seguano un metodo che consente di mettere alla prova le teorie degli esperti, migliorarle, selezionarle. E’ questo che deve interessarci: che la scuola, l’università, i giornali, le case editrici, i siti web affidabili, i luoghi istituzionali della conoscenza funzionino bene, con un buon metodo, il metodo del libero confronto, del pensiero critico, della verifica dei dati, dell’onestà intellettuale. E’ questo il meccanismo che ci ha assicurato negli ultimi secoli la diffusione di idee migliori di quelle che avevamo prima, non gli Esperti in quanto tali.

Se si aderisce al Club degli Esperti si rischia di finire con l’approvare l’istituzione di Commissioni Governative o Agenzie o Tribunali (tutti fatti di Esperti certificati, ovviamente), incaricati di scoprire la verità, promuovere le idee buone e scacciare quelle cattive. Al che il Club dell’Uomo Qualunque risponderà con una Commissione per la Verità composta da semplici cittadini. Ancora una volta, la battaglia si sarà spostata sul terreno del Chi, mentre la cosa importante è il Come.

La cosa la spiega bene Karl Popper

La questione la spiega benissimo Karl Popper in un saggio del 1960 intitolato “Knowledge without Authority”, che andrebbe fatto leggere a tutti. “Quali sono”, si chiede Popper, “le fonti della nostra conoscenza?”. E risponde: “Ci sono fonti di ogni tipo per la nostra conoscenza, ma nessuna di queste ha autorità”. Per Popper, la domanda sulla fonte della conoscenza è simile alla domanda, politica, “Chi deve governare?”. Entrambe sono, per Popper, sintomi di una ideologia autoritaria secondo cui la validità di qualcosa (una notizia, una tesi, un’idea o una legge, un provvedimento) derivano dalla fonte di quel qualcosa (il Corriere della Sera, Burioni, Papa Francesco o il Parlamento eletto, il Re, il Caro Leader). La soluzione di Popper al problema politico è nota: bisogna sostituire la domanda “Chi deve governare?” con la domanda “Come facciamo a organizzare il nostro sistema politico in modo tale che governanti incompetenti o malintenzionati non possano fare troppi danni?”. L’equivalente, nell’ambito della conoscenza, è sostituire la domanda “Quale dev’essere la fonte della nostra conoscenza’” con la domanda “Come possiamo sperare di individuare ed eliminare l’errore?”. La risposta a quest’ultima domanda, secondo Popper, è questa: “Criticando le teorie o le supposizioni degli altri e – se riusciamo a insegnarci a farlo – criticando le nostre stesse teorie o supposizioni”. Insomma, conclude Popper, non esistono fonti ultime della conoscenza. “Ogni fonte, ogni suggerimento è benvenuto; e ogni fonte, ogni suggerimento è soggetto all’esame critico”. Tutta la conoscenza umana è fallibile e il modo migliore per individuare e correggere i nostri errori è il confronto, il dibattito critico.

Quindi?

Quindi il pilota deve pilotare l’aereo perché sa farlo meglio del normale passeggero, non perché è un pilota. Burioni ha ragione sul nesso tra meningite e migranti perché le cose che dice sono documentate e logicamente sensate, non perché lui è un professore universitario. Questa, che può sembrare una fisima epistemologica, è una differenza fondamentale. Quel che deve starci a cuore è il metodo critico che dall’Illuminismo in avanti ha dato agli esseri umani uno strumento di progresso spettacolare e incredibile: non gli Esperti, ma la libera discussione, la critica razionale, il dibattito aperto e senza filtri. E’ questo lo strumento portentoso che ci assicura contro le bufale e le idiozie. Non gli esperti, i loro curriculum e i loro certificati: ma la forza delle buone idee.

Quell’uomo che si è alzato sull’aeroplano del New Yorker dice una sciocchezza, ovviamente: il fatto che il pilota sia distaccato dalla gente comune non è un’obiezione sensata al fatto che debba pilotare. Ce lo dice la logica, non la licenza di volo. Anche quel passeggero, però, potrebbe aver notato qualcosa, avuto un’intuizione, formulato una teoria durante una situazione critica: se ce ne sono le condizioni, andrebbe discussa, dibattuta, criticata e – se regge a tutto questo – adottata, in barba alla mancanza di credenziali in materia di aviazione. Sarebbe lo stesso pilota, se è un buon pilota, a dargli ragione.

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8 thoughts on “Chi deve pilotare l’aereo?

  1. La logica non può esistere se non si hanno le conoscenze scientifiche di base necessarie per affrontare un determinato argomento. In questo caso possono essere partorite idee che solo in maniera assolutamente casuale possono risultare scientificamente logiche e corrette. E questo forse è l’unico vantaggio di essere “ignoranti”: il saper affrontare un problema da un punto di vista innovativo, perché si è privati da ogni precondizionamento.

  2. D’accordissimo che “il pilota deve pilotare l’aereo perché sa farlo meglio del normale passeggero, non perché [ha la licenza di] pilota”.
    Però l’idea che “Anche quel passeggero, però, potrebbe aver notato qualcosa, avuto un’intuizione, formulato una teoria” ha una fallacia di base, ovvero che queste cose (notare qualcosa di pertinente, avere un’intuizione, formulare una teoria sensata) possono accadere anche senza conoscenza. E a mio avviso e’ questo il problema: il fatto che chi e’ pilota (nel senso di capace di pilotare, non di avere la licenza) “legge” i fenomeni areonautici attraverso la sua conoscenza areonautica. Se io vedo un tubo che perde aria e mi lancio nella cabina di pilotaggio perché “ho avuto un’intuizione” farò perdere tempo al pilota che sapeva benissimo che quel tubo perde aria perché è uno sfiato e perdere aria e’ il suo mestiere. Se altri 300 passeggeri fanno lo stesso il pilota dovrà usare le sue energie per smentire “intuizioni” e “teorie” ignoranti ed irrilevanti invece di dedicare tali energie al pilotaggio. Anche questa sarebbe una situazione suicida, pure se in modo diverso.

    • Certo, ma infatti quello non è un criterio per stabilire come dovrebbero funzionare i voli o chi ha diritto di parola in cabina di pilotaggio. Il sistema nel suo complesso, però, funziona perché quello che pensa il pilota può essere messo in dubbio, a cominciare da quando qualche matto ha pensato di poter volare fino al giornalista che pensa che magari quel tipo di policy di volo non è sicura per il tal motivo oppure il matematico che propone un nuovo metodo per imbarcare i passeggeri o il semplice passeggero che propone una nuova idea per sistemare i bagagli. Sono cose che succedono grazie al fatto che crediamo nella libertà di parola, nel progresso delle idee, nel fatto che la libera critica delle idee esistenti è il motore che ci permette a migliori idee future. Rispondere ai passeggeri stupidi è una follia, rispondere a una cosa intelligente (anche se critica) è doveroso. L’idea sbagliata è (a) non rispondo MAI ai non esperti e anche (b) rispondo SEMPRE a tutti i cittadini qualunque, w la democrazia. L’idea giusta è (c) rispondo alle buone idee, o alle buone obiezioni anche se le penso sbagliate nel merito. Il come e il quando dipende dalle circostanze ovviamente. L’importante è lo spirito.

  3. La Scienza e la Democrazia – Dissesto Ideologico

  4. Sulla vignetta del New Yorker e lo sbrocco di Burioni.

  5. a ciascuno la sua | ATBV

  6. Paura e delirio a Las Facebook - cheFare

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