Altri consigli, ancor meno richiesti, a Matteo Renzi

consigliereFrancesco Costa ha dei buoni suggerimenti per Matteo Renzi. Gli consiglia di sparire per davvero dalla scena pubblica per un po’ di tempo, di lasciar governare Gentiloni, di astenersi dall’alimentare bufale come quella sui vitalizi, di vincere prima il congresso del PD e poi, se ci riesce, le elezioni. Sono tutti degli ottimi consigli, e se fossi Matteo Renzi (o qualcuno che ha il suo orecchio su questioni strategiche) li prenderei in serissima considerazione.

Per gli inguaribili fan della sostanza, però, la strategia non basta. Ci vogliono le idee, i valori, i fatti. Ho votato Renzi per due volte alle primarie, ho votato il suo PD alle europee, e ho votato Sì al referendum costituzionale, nonostante i molti dubbi sulla campagna referendaria da lui orchestrata e condotta in prima persona. Sono un pragmatico del meno peggio, e temo le conseguenze elettorali dannose di un voto identitario molto più di quanto tengo al piacere di votare un candidato o un partito che mi assomiglia. Ciononostante, il voto di quelli come me non è affatto scontato – per fortuna di tutti. Renzi resta ancora il meno peggio, ma la brutta notizia è che questa non è una bella notizia. Soprattutto, non è necessariamente un fatto immutabile.

Anch’io quindi ho cinque cose che consiglierei a Matteo Renzi. Eccole.

1. Spiegaci perché non ti sei ritirato dalla politica. Lo avevi detto in video in modo perentorio: “Facendo un gesto di coraggio e anche di dignità io ho detto che se perdo il referendum, non è soltanto che vado a casa, ma smetto di far politica”. Non è un dettaglio, una frase scappata dal cuore, una piccola leggerezza da contestualizzare. Ritirarsi dalla politica per aver perso un referendum costituzionale è una sciocchezza: non avresti dovuto fare una promessa del genere. Ma l’hai fatta. E questo fatto – proprio per quel principio di responsabilità invocato mentre facevi quella promessa – non può essere relegato alla categoria del meme fastidioso del Fatto quotidiano. È un impegno politico enorme, quello che hai preso, e non possiamo far finta di nulla e lasciare che tu faccia finta di nulla.

Ci devi spiegare. La cosa migliore da fare, ovviamente, sarebbe onorare l’impegno, e lasciare il campo a qualcun altro. Se  non lo fai, devi quantomeno venirci a dire perché. Forse ci dirai che hai fatto una sciocchezza, che è stato uno dei tanti errori di quella brutta campagna referendaria. Forse ci dirai che ti sei fatto abbagliare da un’eccessiva sicurezza di te, che dopotutto sei più ingenuo e inesperto di quel che vorresti sembrare. Anche da un punto di vista comunicativo, trovare il coraggio e la dignità per constatare e spiegare quest’errore clamoroso potrebbe persino essere una gran trovata. Ignorare questo fatto – come abbiamo ignorato l’altra tua promessa tradita sull’arrivare al governo con le elezioni – è enormemente nocivo. Se accettiamo anche questo, ci mettiamo sulla buona strada per accettare, tra qualche anno, un voto parlamentare sulle parentele di Mubarak.  Bisogna fermarsi in tempo.

2. Dicci la tua visione sul declino dell’Italia. Lo si è ripetuto così tante volte, che ormai l’idea sembra aver perso qualsiasi significato: l’Italia è in declino da vent’anni e più. Fino agli anni 1980, il PIL pro-capite dell’Italia superava quello di Francia, Germania e Regno Unito; dai primi anni 1990 le cose stanno all’opposto. Che cos’è successo? Quali sono i problemi principali secondo il PD di Renzi? Quali sono le possibili soluzioni? Marco Simoni, economista politico della London School of Economics e consigliere del Governo (prima Renzi, ora Gentiloni) ha scritto che il nostro problema principale è che il sistema italiano non è né carne né pesce, ma un mix tra meccanismi di mercato e meccanismi cooperativi. Insomma, un miscuglio incoerente tra stile anglosassone e stile tedesco o scandinavo. Una teoria affascinante, direi: ma tu, Renzi, che cosa ne pensi? Filippo Taddei, economista della John Hopkins University e responsabile economia del PD voluto da te, scriveva nel 2013 che tagliare l’IMU era un errore e bisognava invece concentrarsi sull’IRPEF. Tu, che hai invece poi tagliato l’IMU, che ne pensi? Probabilmente è vero che le elezioni non si vincono sui dettagli di policy, ma con l’emozione. Le emozioni, però, per smuovere il paese, devono avere una base su cui poggiare. Dovresti chiarirti le idee e spiegarcele per bene.

3. Rilancia sull’Europa unita. Nelle democrazie, purtroppo e per fortuna, il sentimento della maggioranza va ascoltato. E l’umore del momento è un gran fastidio per l’Unione europea. Assecondare quest’umore è una via comoda, ma di respiro corto: la disgregazione dell’Unione europea può solo creare ancora più danni – economici, politici e civili. Il tuo PD dovrebbe difendere il progetto europeo senza ignorarne i problemi. Rilanciare il programma di “un’Unione più perfetta” (per usare le parole del preambolo della Costituzione degli Stati Uniti e il titolo di uno dei più famosi discorsi di Obama); rilanciare l’ambizione di un’Unione più unita, di una vera Costituzione europea che non sia un lungo e dettagliato regolamento tecnico ma un insieme di valori e principi; rilanciare il progetto di istituzioni più democratiche, più trasparenti, più chiare per i cittadini. Sparare sull’Europa per guadagnare qualche spiccio in più da spendersi è un piano povero e triste. Dovresti puntare in alto, sbaragliare il sentimento prevalente, farti campione di un grande progetto europeo – che è l’unico antidoto sensato all’incombente apocalisse popolar-nazionalista.

4. Stai dalla parte giusta della storia, contro il populismo. La politica non è sempre, in tutto e per tutto, una questione di comunicazione. Il marketing è importante, certo, ma il prodotto conta. Il referendum costituzionale non l’hai perso perché non sei stato “bravo a spiegare la riforma”, come vai dicendo. Forse in parte è anche quello, ma alla fine dei conti quella riforma non è piaciuta e devi far pace con questo fatto. Il “Matteo risponde”, la linea diretta con la “gente” su Facebook e Twitter, non è più democratico di una conferenza stampa: perché i giornalisti (almeno in teoria) fanno le domande che vogliono, senza filtri, e sono pagati per studiare e prepararsi (a differenza dei tuoi follower su twitter). I parlamentari non sono ladri scansafatiche da “mandare a casa”, la soluzione per i problemi dell’Italia non è “tagliare le poltrone” né metter fretta al parlamento. In una democrazia sana, eleggiamo rappresentanti bravi e onesti che sappiano meglio di noi quel che c’è da fare. Questo ci aspettiamo da te. In questo momento c’è un’epocale battaglia culturale da combattere, che può essere fatale: quella per le cose fatte bene, il pensiero critico, i dati, le competenze, la discussione aperta contro il titillamento emotivo, la retorica cheap, l’acclamazione della folla, le bufale, il filo diretto con la gente, l’antiparlamentarismo. Tu hai pericolosamente spostato il PD di qualche passo verso la parte sbagliata di questa battaglia. Può essere un errore micidiale. È essenziale ascoltare le istanze popolari, capirle, dare delle risposte. Ma bisogna essere bravi a farlo, separando il buono dal cattivo, trasformando il buono in valori condivisi, in progetti emozionanti. A ripetere i motti da bar a reti unificate sono bravi tutti. Fermiamoci finché siamo in tempo.

5. Vinci con le buone idee, se ci riesci. Promettere il cambiamento funziona sempre, in campagna elettorale. La gioventù, mista all’odio per i soliti noti, ti ha reso le cose facili. Ma il cambiamento è una cosa che ti puoi giocare una sola volta. È tempo di andare sul concreto. Che cosa pensa il tuo PD sulla globalizzazione, oggi che è più chiaro a tutti quali ne siano stati i vantaggi e i danni? Che cosa pensa il tuo PD sull’enorme pantano socioeconomico in cui si trovano bloccati i giovani italiani? come se ne esce? L’immigrazione è certamente lo strumento più potente che abbiamo per migliorare le condizioni dei cittadini dei paesi più poveri: come ci dovremmo regolare? Esci dalle formule vaghe e vuote con cui condisci interviste alla fine delle quali nessuno si è fatto un’idea delle tue idee. Pensi che ci sia un problema di disuguaglianza in Italia oppure no? Pensi che ci sia un problema di sbilanciamento sulle rendite, e come possiamo risolverlo? (Di certo non togliendo l’IMU, a naso). Proponi i valori per cui dovremmo emozionarci, uscire di casa, convincere gli amici, venire a votare. La differenza di stile, ok, ha pagato per un po’. Ora le cose si fanno complicate.

 

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