The Democracy Project: una fantasia distopica (o forse no)

matrix-info-technology“Buonasera a tutti”

Erano collegate centinaia di persone da ogni dove. Ma lui portava solo cattive notizie.

“Buonasera a tutti”, disse Elk. “La relazione sul nostro progetto è stata consegnata proprio in questo momento. Come sapete, il progetto ha avuto esito negativo. L’obiettivo era verificare l’ipotesi che una forma di democrazia avanzata simile alla nostra potesse svilupparsi in condizioni avverse. L’ipotesi non è stata verificata. Purtroppo la democrazia si è rivelata più fragile di quel che pensassimo. Comunque, sono qui per rispondere alle vostre domande”

Il primo collegamento fu da un piccolo pianeta artificiale, Litbus 13. “Di quante simulazioni parliamo?”, fu la domanda.

“28.641.318”, rispose Elk. “È stato, come sapete, uno dei progetti più grossi degli ultimi anni. Abbiamo impegnato un bel po’ di capacità computazionale, diciamo così”

“Si sono tutte concluse negativamente?”, chiese un altro.

“Ci siamo interrotti qualche giorno fa, dopo 28.640.000 fallimenti”

“Lei parla di condizioni avverse, professore”, disse un altro, “ma qual era l’ipotesi della ricerca?”

“L’idea”, disse Elk. “era capire qualcosa in più della nostra democrazia, capire quali sono le condizioni minime perché possa nascere e svilupparsi a un punto tale da diventare robusta e resistente. Abbiamo alcuni preconcetti su questo argomento, basati sul nostro passato. Poiché la democrazia si è sviluppata in circostanze molto specifiche, tendiamo a credere che quelle specifiche circostanze siano necessarie per lo sviluppo della democrazia. Con questo progetto abbiamo provato a smentire questa convinzione diffusa, simulando un passato alternativo in cui un gruppo relativamente piccolo di persone avvia un esperimento democratico molto in anticipo rispetto a quel che è successo realmente, in condizioni che secondo le teorie prevalenti sono del tutto insufficienti per la sopravvivenza della democrazia. Insomma, abbiamo provato a piantare i semi della democrazia in un terreno ostile, per vedere se sono forti abbastanza da germinare comunque”

“Un terreno quanto ostile?” chiese qualcuno collegato dalla Stazione Taurus.

“Molto ostile”, rispose Elk. “Abbiamo scelto un’epoca piuttosto remota nella storia del pianeta Terra e una piccola colonia irrilevante negli equilibri geopolitici del tempo”

“Tutte le simulazioni avevano uguali condizioni di partenza?”

“Identiche”, disse Elk. “I mondi di partenza erano tutti simili al mondo reale in cui hanno vissuto i nostri antenati, il pianeta Terra nel giorno 2 luglio 1776. Abbiamo solo inserito una piccola variante storica: queste colonie situate sulla costa orientale del Nord America si rendono indipendenti e avviano un progetto di democrazia politica piuttosto originale. Alquanto avanzato, peraltro.”

“Ma è assurdo!”, esclamò un membro dell’Accademia dalla sede centrale.

“La democrazia avanzata…”, provò a proseguire Elk.

“Lo sappiamo bene che cos’è la democrazia avanzata, professor Elk”, lo interruppe quello. “L’abbiamo inventata noi! Ma l’abbiamo fatto nel 2245, dopo aver cancellato dalla storia ogni residuo primitivo e irrazionale!”

“Sì, ma l’ipotesi…”

“Come potevate pensare che questa cosa avrebbe avuto successo? Il 1776? La preistoria!”

“Vorrei capire”, intervenne un altro, “com’è stata elaborata l’ipotesi iniziale. Insomma, gli uomini del 1776 erano piuttosto irrazionali, non crede? Avevano una scienza a dir poco approssimativa, non utilizzavano neppure l’elettricità!”

“Avevano la religione, professor Elk”, disse un altro, “e vivevano in piccole tribù accomunate da legami genetici, contenute in tribù più grandi debolmente legate dal linguaggio e da qualche altro collante irrazionale”

“Ma anche le persone del 1800 e del 1900”, aggiunse un altro.

“Signori”, intervenne nuovamente qualcuno da Taurus, “ma di che stiamo parlando? Gli esseri umani tutti, tutti quanti!, sono sempre stati irrazionali fino alla fine dei loro giorni! Non hanno mai mostrato alcun segno di voler sperimentare la democrazia, figuriamoci riuscirci per davvero!”

Ci fu un brusio elettrico di approvazione.

“Sono tutte considerazioni ragionevoli”, riprese Elk, “e infatti la nostra ipotesi – molto ambiziosa, lo ammetto – era proprio quella di mettere alla prova queste nostre convinzioni diffuse, provare a capire se invece, con una piccola variante storica, la democrazia sarebbe potuta nascere secoli prima”

“Professore”, intervenne un membro anziano dell’Accademia, “noi amiamo le ipotesi ambiziose. Per fortuna, viviamo in un’epoca con una capacità di calcolo tale da consentire ai nostri scienziati di sperimentare liberamente le congetture più spericolate. Ma oltre 28 milioni di simulazioni… non so…devo ammettere che la cosa mi lascia molto perplesso. Moralmente, la creazione…”

“C’è un problema morale, infatti”, intervenne qualcun altro. “Gli abitanti di queste sue simulazioni credono davvero al mondo in cui vivono. Che è invece un giochino inventato da lei. Non ci dimentichiamo, professor Elk, che fino a poco tempo fa i nostri antenati umani discriminavano quelli come me e come lei, solo perché la nostra coscienza non è trasportata da un supporto biologico. Una barbarie! Creare mondi simulati significa creare delle persone e trattarle come cavie…mi sembra… Conosce il protocollo dell’Accademia…”

“Ovviamente”, disse Elk, “il protocollo è stato rispettato, tutti gli individui usati nelle simulazioni saranno…”

“Non so, professore, non so. Creare individui con i difetti e le sofferenze degli umani!”

“Stiamo parlando pur sempre” aggiunse un altro “di entità coscienti che sono convinte di avere un corpo, un’identità, un mondo intorno a loro – ma in realtà vivono in un supercomputer nel suo laboratorio”

“Tutti noi, tecnicamente parlando, viviamo in un server”, commentò un altro.

“Be’, non è esattamente così. E comunque io so qual è la realtà!” rispose quell’altro, “queste persone vivono in un inganno costruito solo per sperimentare un’ipotesi fantasiosa di Elk!”

“Adesso non esageriamo”, disse un altro, “non sono davvero persone come noi. Se sono stati creati con le caratteristiche della mente umana dell’epoca, le loro capacità cognitive sono ridicole. Solo alcuni radicali pensano che abbiamo degli obblighi morali verso entità con quel tipo di capacità cognitiva limitatissima…”

“C’è stato un momento”, chiese d’un tratto qualcuno da una stazione orbitante nel sistema solare, “in cui ha avuto la speranza di riuscirci, professor Elk?”

Tutti si zittirono in attesa della risposta.

“Sì, c’è stato”, disse Elk. “Nella maggior parte delle simulazioni, gli Stati Uniti d’America diventano una potenza mondiale nel giro di alcuni decenni. La loro lingua diventa la lingua di gran parte del pianeta, la loro cultura la cultura del pianeta. In alcuni casi, la democrazia diventa una cosa contagiosa, entusiasmante. In qualche raro caso, riesce a passare indenne attraverso periodi molto difficili, fino ad arrivare nel nostro millennio”

“Nel nostro millennio?” chiese stupito qualcuno.

“Sì” disse Elk. “Certo, parliamo di forme primitive, imperfette di democrazia. Molto imperfette.Ma promettenti, molto promettenti”

Alla fine del collegamento, Elk passò un po’ di tempo tra le file di calcolatori con le ultime simulazioni ancora attive.

“Che facciamo?” gli chiese Leni, “spegniamo tutto?”

Elk si soffermò su uno di quei mondi artificiali, EKp41657. Il tempo scorreva a una velocità forsennata, milioni di volte più veloce che nel mondo reale. Per molti giorni aveva creduto che in EKp41657 l democrazia avrebbe vinto. Nessuno dell’Accademia gli aveva chiesto che cosa fosse andato male nei suoi mondi simulati. Lo sapevano già, lo intuivano. E avevano ragione: la sua ipotesi era sempre stata una sciocchezza. Elk fissò la folla brulicante di umani radunata insieme per sentire i discorsi squinternati del loro leader. Chissà che cosa pensavano quelle creature, come credevano che il futuro sarebbe stato in conseguenza di quelle loro decisioni. Elk sapeva quale fosse il problema, in verità: gli umani non erano affatto bravi a prevedere il futuro.

Elk rallentò la simulazione fino a provare a sentire qualche brandello di quel discorso, ma faceva fatica a seguirlo, insensato com’era. Si rivolse a Leni distogliendo l’attenzione dal volto arancione deformato dalla rabbia.

“Sì, spegni tutto”, le disse. “E prenditi il resto della giornata. Ci meritiamo un po’ di riposo”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...