Adottiamo l’Oscarellum come legge elettorale

teethIn questi giorni la Commissione Affari costituzionali della Camera sta provando a districarsi tra le numerose proposte presentate dai parlamentari per riformare la legge elettorale. A seguito della sentenza della Corte costituzionale sull’Italicum, infatti, ci ritroviamo due leggi elettorali diverse per Camera e Senato, non pensate e decise dal parlamento, ma risultate dal taglia e cuci fatto dalla Corte stessa. Bisogna mettere ordine, coordinare le due leggi, o meglio ancora cogliere l’occasione per scegliere una nuova e migliore legge. Ma invece che da dottrine politiche e tecnicismi numerici, l’esempio più utile per il nostro legislatore viene dal tempio del cinema: il sistema elettorale che dovremmo adottare è quello usato dall’Academy di Los Angeles per premiare il Miglior Film dell’Anno.

Potremmo chiamarlo l’Oscarellum.

Le leggi elettorali sono una materia tecnica e complicata, difficile da spiegare, difficile da capire. L’intuito ci dice che dovrebbero essere eletti i candidati votati dalla maggioranza dei cittadini oppure che il parlamento dovrebbe essere rappresentativo delle varie istanze e preferenze diffuse tra la gente, proporzionalmente. Ma passare dai principi alla pratica non è affatto semplice, e qualsiasi regola elettorale ha inevitabilmente pro e contro, vantaggi e svantaggi. Non esiste una legge elettorale neutra, che traduce fedelmente in seggi parlamentari la volontà dei cittadini, per il semplice fatto che non esiste una cosa come la “volontà dei cittadini”: ci sono solo le preferenze dei singoli, e per aggregare le preferenze dei singoli servono scelte arbitrarie e criteri inevitabilmente parziali.

A Los Angeles, per scegliere chi premiare con gli Oscar usano due sistemi diversi: uno per il Miglior Film e un altro per il resto dei premi. Il sistema più usato è il maggioritario secco: chi ha un voto in più vince. Casey Affleck, per esempio, che ha vinto l’Oscar come Miglior Attore Protagonista, ha avuto il voto della maggioranza relativa dei votanti. In teoria, dato che c’erano cinque candidati, Affleck potrebbe aver vinto col 20% più un voto. Il paradosso è chiaro: in quel caso, quasi l’80% dei votanti ha pensato che Affleck non si meritasse di vincere. Questo sistema funziona bene, com’è noto, quando il grosso o la quasi totalità dei voti è raccolto da due grandi partiti: Democratici e Repubblicani, Conservatori e Laburisti. In questi casi la scelta del candidato è un po’ forzata ma non troppo, giusto quanto basta per consentire che qualcuno possa “vincere” senza dar l’impressione di essere un usurpatore.

Se il mercato è frammentato, invece, un’eccessiva divaricazione tra voti e seggi diventa una forzatura indigesta. Ecco perché l’Academy, da quando ha aumentato il numero di candidature per il Miglior Film, ha previsto un sistema speciale per questo premio: il sistema del Voto Alternativo, usato anche in Australia per le elezioni politiche.

In questo sistema, non si vota soltanto per il candidato preferito, ma si fa una classifica dei candidati: Manchester by the sea è il più bello, Moonlight il secondo, La La Land il terzo, e così via, finché uno ha voglia di ordinarli. Se nessun film è stato scelto come preferito dalla maggioranza assoluta dei votanti, allora si distribuiscono le seconde scelte di chi ha votato per l’ultimo classificato. Se, per esempio, il meno votato tra le prime scelte è Hell or High Water, si toglie questo film dalla gara e si assegnano i voti corrispondenti alle seconde scelte di chi lo aveva votato come film preferito. Poniamo che su 100 votanti che avevano Hell or High Water come prima scelta, 50 avevano Moonlight come seconda scelta, 30 Arrival e 20 Fences: allora Moonlight, oltre ai voti ottenuti come prima scelta, avrà altri 50 voti, Arrival altri 30 e Fences altri 20 voti.

Se ancora nessun film ha raggiunto la soglia della maggioranza, si tira via dalla gara il nuovo ultimo classificato: Lion, diciamo. Qual era la scelta successiva nelle schede assegnate a Lion? E così via, finché qualcuno raggiunge la maggioranza assoluta.

Qui sotto trovate un esempio fatto dal sito Fivethirtyeight sulla base di un sondaggio sui candidati all’Oscar nel 2015. American Sniper è la prima scelta di poco più del 30% dei votanti mentre Grand Budapest Hotel è il preferito di circa  il 15%. Col maggioritario secco, vincerebbe American Sniper. Quando però andiamo a eliminare via via i meno votati, da Whiplash in su, ci accorgiamo che le seconde scelte di chi aveva preferito questi film (soprattutto Boyhood e The Imitation Game) favoriscono nettamente The Gran Budapest Hotel, che alla fine vince il giochino del sondaggio (nella realtà vinse Birdman).

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Matteo Renzi, con l’Italicum, aveva provato a mettere l’accento su due cose: bisogna avere un partito con la maggioranza in parlamento per avere un governo stabile e bisogna che questo partito lo scelgano direttamente i cittadini. I problemi di questo sistema, al di là delle questioni di costituzionalità, erano soprattutto due: non puoi forzare una maggioranza là dove manca per una buona misura, o otterrai una minoranza che governa in odio a tutti gli altri; non puoi avere un parlamento di anonimi con debolissimi legami con gli elettori, o otterrai eletti che non rispondono a nessuno (se non al partito) ed elettori che non si sentono rappresentati.

La premiazione di Moonlight come Miglior Film agli Oscar ci insegna soprattutto una cosa: è meglio un buon film che è piaciuto abbastanza alla maggioranza di un film che ha esaltato tanti ma ha infastidito profondamente tanti altri. Gli incentivi che il Voto Alternativo dà ai candidati sembrano delle ottime medicine per i mali di questa stagione politica: costringere i partiti a trovare centinaia di candidati decenti che si presentino con faccia, nome e cognome (e magari dibattano credibilmente con gli avversari); costringere i candidati a darsi da fare non soltanto per essere la prima scelta di una forte minoranza di appassionati, ma anche per puntare a diventare la seconda scelta di chi preferisce un altro partito. La prima cosa favorisce le persone vere: non bastano da soli il brand, il carisma del leader o il blog. La seconda cosa favorisce i più ragionevoli contro gli esagitati.

Invece di armeggiare con quel che resta dell’Italicum o riproporre il Mattarellum, la risposta da cercare in California è questa: vogliamo l’Oscarellum come legge elettorale!